Telelavoro: una nuova prospettiva - Sviluppo software e web

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Telelavoro: una nuova prospettiva

Indice

  1. Cos’è e come funziona?
  2. Origini ed evoluzione
  3. Vincoli e opportunità
  4. Tipologie di telelavoro
  5. Telelavoro o smart working?
  6. Il telelavoro in Europa: alcuni dati

 

 

Cos’è e come funziona?

Il telelavoro è una modalità di organizzazione del lavoro caratterizzata dal fatto che l’attività viene svolta al di fuori dell’ambiente aziendale.

In particolare, il telelavoro è inteso come un’attività lavorativa svolta presso il proprio domicilio o comunque in un luogo differente rispetto alla sede aziendale e facilitata dall’uso di strumenti informatici e telematici.

Ciò che caratterizza il telelavoro è una certa flessibilità in termini di organizzazione e di modalità previste per lo svolgimento del lavoro.

Pertanto, il telelavoro è molto più che una semplice tecnica di delocalizzazione delle sedi aziendali o degli uffici pubblici in quanto permette ad ogni singolo lavoratore, indipendentemente dalla sua posizione e della sua qualifica lavorativa, di svolgere il proprio lavoro senza vincoli spaziali e temporali.

In questo senso, il telelavoro non implica in nessun modo un cambiamento nelle attività da svolgere relativamente alla propria professione, bensì offre la possibilità di esercitare la propria professione a distanza dal posto di lavoro.

Inoltre, molto spesso le aziende adottano una politica informatica di tipo “Bring your own device”, ovvero consentono ai propri dipendenti di usare i loro dispositivi con partizioni logiche e fisiche dedicate agli accessi e ai dati aziendali, al fine di separare totalmente i dati personali dai dati aziendali.

Tutto ciò risulta possibile semplicemente in virtù di una dotazione hardware, nonché avendo a disposizione un computer e una connessione Internet.

 

 

Origini ed evoluzione

Conosciuto negli USA come il padre del telelavoro, Jack Nilles, fisico e dirigente dei sistemi di comunicazione per la NASA, è stato il primo a parlare di telelavoro intorno agli anni Sessanta del Novecento.

Nilles coniò i termini “telecommuting” e “telework” intesi come opportunità di portare il lavoro ai lavoratori, piuttosto che i lavoratori al lavoro in virtù della sostituzione degli spostamenti con le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

In particolare, Nilles vide nel telelavoro una soluzione ecologica ed economica, possibile tramite l’impiego di quelle che erano le prime tecnologie informatiche e telematiche.

Successivamente, sulla base dell’idea di Nilles, vennero condotti molteplici studi socio-economici circa l’emergente pratica del telelavoro, così come alcune compagnie telefoniche americane, utilizzando le tecnologie allora disponibili, sperimentarono subito questa nuova opportunità di lavoro.

Negli anni Settanta e Ottanta, anche l’Europa iniziò ad approcciarsi verso il telelavoro.

Ovviamente, il telelavoro avanzò il suo cammino storico anche in relazione all’evoluzione dell’informatica e delle sue tecnologie, passando da una fase piuttosto statica in cui il telelavoro si mostrava come un’utopia, anche relativamente alle poche tecnologie presenti in quegli anni, ad una fase dinamica e in continua evoluzione.

Difatti, la diffusione del telelavoro ebbe un vero e proprio inizio a partire dagli 2000, anno in cui solo in Europa si contavano già circa 9 milioni di telelavoratori.

Ad oggi, i vantaggi offerti dal telelavoro sembrano conciliarsi sempre più con la necessità dei lavoratori di avvicinare quanto più possibile sfera professionale e sfera personale. Eppure, questo curioso fenomeno sembra essere, ancora oggi, confinato a pochi e ristretti settori lavorativi.

Tuttavia, il telelavoro si presenta oggi come una modalità di lavoro notevolmente flessibile e sempre più in aumento.

 

 

Vincoli e opportunità

Il telelavoro rappresenta sicuramente uno dei cambiamenti più considerevoli determinati dall’evoluzione delle tecnologie informatiche e telematiche.

Il fenomeno del telelavoro si collega inevitabilmente a temi quali flessibilità e innovazione, offrendo non pochi vantaggi sotto ogni punto di vista non solo ai lavoratori, o meglio ai telelavoratori, ma anche alle aziende che adottano tale pratica e, più in generale, ai datori di lavoro.

Difatti, attraverso il telelavoro le aziende usufruiscono di una maggiore flessibilità organizzativa ed economica in termini di gestione del tempo, così come dei mezzi e delle tecnologie che sono alla base di questa soluzione alternativa e innovativa.

Dunque, quello del telelavoro è un fenomeno che sembra sempre più adeguarsi alle nuove esigenze del mondo del lavoro, configurandosi come una pratica sempre più impiegata e apprezzata dai lavoratori.

Tuttavia, tale pratica lavorativa potrebbe talvolta far perdere di vista a ciascun lavoratore il senso di appartenenza all’organizzazione, così come potrebbero venir meno non solo i vantaggi relativi al lavoro di squadra quanto anche la visione della propria attività come parte integrante di un processo lavorativo.

Eppure, tutti i vincoli relativi all’assenza di rapporti interpersonali e sociali diretti, possono essere facilmente risolti attraverso l’intranet aziendale, nonché tramite una rete aziendale privata che offre tutti gli strumenti necessari al fine di creare un ambiente di lavoro collaborativo e produttivo pressoché eguagliabile al tradizionale contesto lavorativo.

Attraverso l’intranet aziendale è, infatti, possibile ogni attività di comunicazione e di scambio dati e informazioni, mantenendo vivo il senso di appartenenza all’ambiente lavorativo.

Senza tralasciare i vantaggi ambientali in termini di una riduzione dell’inquinamento, conseguente al minor uso dei mezzi di trasporto.

In definitiva, il telelavoro dovrebbe essere visto come una risorsa aziendale e, più in generale, organizzativa in virtù di una maggiore flessibilità e gestione del lavoro, di una riduzione dei costi relativi agli spostamenti per raggiungere il luogo di lavoro, così come di una notevole diminuzione di spazi e tempi necessari per la gestione e il mantenimento degli uffici.

Oltretutto, in situazioni di emergenza nazionale o addirittura globale come quella che stiamo vivendo al giorno d’oggi, tale pratica si sta rivelando molto utile e risolutiva nel mondo del lavoro, permettendo a molti settori lavorativi di adottare il telelavoro come alternativa ideale atta ad evitare ogni tipo di spostamento e di contatto interpersonale.

Eppure, il telelavoro dovrebbe essere visto come un’importante risorsa aziendale in qualsiasi momento e non solo ed esclusivamente quando tale pratica risulta essere l’unica alternativa valida al fine di mandare avanti l’attività lavorativa.

 

 

Tipologie di telelavoro

Il fenomeno del telelavoro si è pian piano diffuso negli anni e, in particolare dal 1999, sono anche nate molte accezioni relative alla più generale nozione di telelavoro, talvolta anche molto diversificate fra loro.

In particolare, si distinguono sei tipologie di telelavoro relativamente al luogo di svolgimento della prestazione lavorativa.

La nozione di telelavoro domiciliare è quella che più si avvicina al “tradizionale” concetto di telelavoro che vede il telelavoratore operare e comunicare con l’azienda presso il suo domicilio per mezzo di strumenti quali un computer, una connessione Internet e talvolta anche altri strumenti atti allo svolgimento delle azioni di ricezione e invio del lavoro.

Il telelavoro da centro satellite è, invece, un’accezione di telelavoro che prevede lo svolgimento della prestazione di lavoro presso una filiale appositamente creata dall’azienda. Tale filiale si distingue dalla sede aziendale in quanto nasce per rispondere alle esigenze dei clienti, indipendentemente dalla loro posizione geografica, data la possibilità di collegamenti tramite l’uso del computer e di una connessione Internet. Tale pratica nasce, infatti, per adeguarsi alla necessità di rispondere alle esigenze di tutti i clienti, anche coloro che si trovano localizzati al di fuori della sede aziendale.

Simile a tale nozione di telelavoro è il telelavoro da telecentri o telecottages, nonché un’attività lavorativa svolta in appositi centri creati da un consorzio di aziende, da una singola azienda o anche da enti pubblici.

Con il telelavoro mobile si effettua, invece, un’attività lavorativa che prevede l’uso di un computer portatile e/o di altri strumenti mobili quali cellulari e tablet al fine di svolgere una determinata tipologia di lavoro, la quale prevede una collaborazione tra un’azienda e un lavoratore autonomo.

Per quanto riguarda la remotizzazione, il telelavoro è svolto da più persone che si trovano in luoghi diversi, ma tutte collegate fra loro.

Il sistema diffuso d’azienda è, poi, una nozione con la quale si intende una determinata azienda virtuale che esiste e opera solo ed esclusivamente online.

Dal punto di vista informatico, tali modalità sopraelencate sono praticamente equivalenti a livello logico, fisico e progettuale, in quanto richiedono tutte il medesimo uso di protocolli e apparati di Rete, nonché l’uso di hardware e software.

Eppure, queste sei tipologie di telelavoro sono solo una parte di tutte le nozioni sviluppatesi nel tempo in relazione ai quattro parametri fondamentali del telelavoro, ossia lo spazio, il tempo, lo status del telelavoratore e le forme di telelavoro intese come individuali o collettive.

 

 

Telelavoro o smart working?

Molto spesso il concetto di telelavoro viene confuso o utilizzato come sinonimo di smart working.

Tuttavia, i due termini non sono sinonimi in quanto fanno riferimento a due modalità diverse di svolgimento del rapporto di lavoro.

Difatti, il concetto di smart working o lavoro agile prevede la possibilità di svolgere una determinata attività lavorativa in parte presso l’azienda e in parte fuori dagli ambienti di lavoro aziendali e con totale autonomia organizzativa relativamente a orari e luoghi di svolgimento della prestazione lavorativa.

Si tratta, quindi, della possibilità fornita dalle aziende ai propri lavoratori di svolgere l’attività lavorativa in modalità “smart”, ovvero “agile”, ma senza una postazione fissa e predefinita.

Di contro, il telelavoro è basato sull’idea che il lavoratore debba avere una postazione fissa, seppur dislocata in un luogo diverso dalla sede aziendale, sia esso il domicilio del dipendente o strutture esterne organizzate.

Lo smart working è, invece, svolto all’esterno dell’azienda solo per una determinata parte del giorno, della settimana, del mese o per un determinato periodo di tempo.

Da questo punto di vista, lo smart working si differenzia dal telelavoro che è, invece, una forma manageriale diversa.

 

 

Il telelavoro in Europa: alcuni dati

In Europa, l’interesse nei confronti del telelavoro è stato dimostrato non solo da alcune iniziative legislative, ma anche e soprattutto da sperimentazioni di tale pratica all’interno di molte aziende e organizzazioni pubbliche e private.

In particolare, negli ultimi anni c’è stata una rapida diffusione del lavoro a distanza, nel significato più generale ed esteso della nozione.

Tale diffusione è stata favorita da aziende e organizzazioni pubbliche e private che hanno visto nel telelavoro un’opportunità di innovazione organizzativa.

Eppure, in Europa esiste ancora una certa difficoltà verso il superamento degli ostacoli culturali nell’adottare tale modalità di lavoro, nonostante l’European Framework Agreement recepito in vari Paesi europei nel 2002 e conosciuto anche come “Accordo quadro sul telelavoro”.

Tale accordo, atto anche e soprattutto a definire tutele e responsabilità sia per il lavoratore che per il datore di lavoro, descrive il telelavoro come una forma di organizzazione e/o esecuzione del lavoro che utilizza la tecnologia dell’informazione nel contesto di un contratto/rapporto di lavoro in cui il lavoro, che potrebbe anche essere svolto presso la sede dei datori di lavoro, viene svolto lontano da tali locali.

Tuttavia, come mostrano alcuni recenti dati dell’Eurostat, oltre 10 milioni di europei risultano impiegati in telelavoro, rispetto ai 9,3 milioni di telelavoratori rilevati nel 2008.

Dunque, in Europa il fenomeno del telelavoro è in continua crescita in quanto il numero delle persone che lavora da casa aumenta, seppur “timidamente”, di anno in anno.

Autore: Roberta Foglia -