Sviluppo software e web

Dati ISTAT sull’e-commerce 2017

Sommario

  1. Dati sull’accesso ad internet
  2. Gli italiani e l’e-commerce
  3. Le imprese e l’e-commerce
  4. Le imprese ed il futuro dell’e-commerce

Dati sull’accesso ad internet

Iniziamo a sintetizzare i dati del sondaggio ISTAT sul mondo dell’ITC dalle famiglie che hanno accesso alla rete in Italia attraverso banda larga, ossia il 71,7%, numero in lieve aumento rispetto al 2016, in cui erano il 69,2%.

È lieve rispetto l’anno precedente anche l’incremento per i singoli individui dai 6 anni in su che hanno effettuato un accesso ad internet, che rappresentano il 65,3% della popolazione totale, una differenza di pochi punti percentuali rispetto al 2016, anno in cui si è registrato un valore del 63,2%. Si connette quotidianamente alla rete il 47,6% del campione preso in esame.

Come da aspettative, coloro che fanno più uso della rete sono i giovani(15-24 anni), con il 92% circa della popolazione totale connessa ad internet. Tuttavia anche tra gli anziani si registra una crescita nell’uso di internet, infatti se nel 2016 il numero di persone tra i 55 ed i 59 anni che usavano la rete era del 62,7% ora è del 68,2%. Tale dato è importante poiché è la categoria che ha avuto il maggior incremento nell’ultimo anno. Seppur minore, il numero di 60-64enni che utilizzano la rete, subisce un aumento, passando dal 52,2% dell’anno passato al 56,0%.

L’accesso ad internet tramite smartphone resta quello preferito per tutte le fasce di età, soprattutto tra i giovanissimi(14-17anni) in cui il gap tra cellulari e pc portatili- o tablet- è del 51,6%, rispettivamente con 80,4% per i primi e 28,6% per i secondi, utilizzando come campione le persone che negli ultimi tre mesi hanno effettuato l’accesso ad internet fuori casa.

Questa è la prima istantanea dell’internauta moderno, in cui si delineano i tratti dell’utenza e delle nuove sfide che la rete è chiamata a soddisfare, con il trend- almeno in Italia- destinato a salire nel lungo termine degli anziani, fino ad ora considerati lontani dal panorama informatico.

Gli italiani e l’e-commerce

Gli italiani sono timidi nei confronti dell’e-commerce, con il passaggio dal 50,5% di persone che nei tre mesi precedenti all’intervista del sondaggio ha fatto acquisti online, nel 2016 al 53,0% del 2017, nel dettaglio il 31,9% ha ordinato o comprato merci o servizi nell’ultimo trimestre, il 12,1% nel corso dell’anno ed il 9% più di un anno fa.

È negli uomini la maggior propensione ad effettuare acquisti in rete, con il 57,1%, oltre che nelle persone nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 34 anni(oltre il 63% di loro ha effettuato operazioni online). A livello regionale, è il nord-est ad essere in testa con il 58,6%.

Gli ordini per coloro che hanno effettuato acquisti in rete negli ultimi 3 mesi sono così ripartiti:

  • da 1 a 2 ordini, 13,3%
  • da 3 a 5 ordini, 10,9%
  • da 6 a 10 ordini, 4,5%
  • più di 10 ordini, 1,7%

Per quanto invece riguarda la tipologia di operazioni effettuate tramite la rete in Italia, c’è in testa l’uso di servizi bancari online con il 42,5%, seguito dall’utilizzo di servizi di pagamento online(come ad esempio paypal, citata dalla stessa ISTAT) con il 37,7%. Seguono gli acquisti online con il 31,9%, le operazioni di vendita online con il 10,4% ed infine le operazioni finanziare in rete con il 10,2%.

Le regioni del nord Italia hanno valori sopra tali medie, mentre quelle del mezzogiorno si trovano sotto, in alcuni ambiti anche di diversi punti percentuali, ad esempio la percentuale dell’utilizzo di servizi bancari è del 30,5%, oltre dieci punti sotto la media nazionale, e con il 5,6% per le operazioni finanziare, quasi la metà rispetto il valore nazionale.

Il centro Italia invece seppur di pochissimo, è al di sopra della media, eccetto per le vendite online, che passano al 9,9% ossia mezzo punto in meno del dato nazionale.

Le categorie di beni più gettonati tra le persone che hanno ordinato o comprato online merci e/o servizi negli ultimi tre mesi spiccano quelle dell’abbigliamento con il 40,4% del totale, quella degli articoli per la casa al 38,5%- quest’ultima con un incremento di ben otto punti rispetto l’anno precedente- e poi i viaggi e trasporti con il 36,6%, ossia 4,3 in meno rispetto il 2016. La categoria dell’informatica e tecnologia è quarta con il 33,2%. In fondo alla lista vi sono i prodotti alimentari con il 10,6% ed i servizi di telecomunicazione, col 10,5%.

Nonostante questi dati, è importante considerare che il 43,2% degli internauti che non hanno effettuato alcuna operazione online, hanno comunque utilizzato la rete per ricercare informazioni su merci o servizi, oppure ha semplicemente consultato lo store in rete per la vendita.

Le imprese e l’e-commerce

Abbiamo visto finora come gli italiani si approcciano al consumo di merci o servizi in rete, mentre adesso analizzeremo le statistiche raccolte dall’ISTAT sulle imprese italiane ed il loro approccio verso l’e-commerce e quali potrebbero essere le voci in capitolo dei futuri investimenti nell’ambito delle ICT.

Iniziamo col dire che le imprese si approcciano in modo ancor più timido al mondo dell’e-commerce, con incrementi di aziende che vendono online mai superiori al 5%. Infatti si passa dall’11% nel 2016 al 12,5% nel 2017 per le imprese con almeno 10 dipendenti, per le aziende con almeno 250 addetti invece dal 30,5% al 34,6%.

La quota di imprese che hanno effettuato vendite online per almeno l’un percento del fatturato totale sale all’8,2% rispetto al 7,6% del 2016. Le aziende che vendono via web passano al 9,9%, dall’8,8% nel 2016 ed ancora prima era il 7,9% nel 2015, ossia un incremento di due punti percentuali dal 2015.

Le imprese dell’e-commerce continuano a preferire ad avere come clienti i consumatori privati, per l’82,9% del totale in confronto all’81,7% del 2016 rispetto ad altre aziende oppure pubbliche amministrazioni, che rappresentano comunque il 58,1% dei clienti.

Diminuisce l’influenza delle imprese italiane che vendono via web oltre i confini nazionali, con il 98,5% di esse che preferisce rivolgersi a clienti all’interno degli stessi. Cala sensibilmente infatti il numero di attività che si rivolge al commercio estero- escludendo l’area euro- passando dal 47,0% del 2016 al 34,6% nel 2017. Per quanto riguarda il mercato europeo, la diminuzione è più contenuta, ma ugualmente consistente, con il passaggio dal 62,4% al 55,3%.

Il fatturato online rispetto il fatturato totale torna a salire dopo la flessione del 2016(8,8% in confronto al 9,2% del 2015) raggiungendo il 10,1%, segnando una netta ripresa. Le quote per le imprese suddivise in categorie per numeri di addetti, sono:

  • dal 3,1% del 2016 al 4,4% per aziende con 10-49 addetti;
  • dal 12,5% al 16,7% per imprese con almeno 250 dipendenti;
  • per le imprese dai 100 ai 250 addetti, prosegue la flessione dal 2015, dove dall’iniziale 18% sono scese all’11,6% del 2016 ed infine al 7,9% del 2017.

A generare una maggior quota di fatturato sono le transazioni, tipiche dei rapporti business-to-business con il 6,6% rispetto il 3,5% delle vendite nell’e-commerce, sebbene in alcuni settori emerge la superiorità di transazioni via web tramite siti, app, emarketplace come per i servizi delle agenzie di viaggio (21,1% del fatturato deriva dal web e solo l’1,5% dall’Edi) e delle imprese ricettive (24,7% contro il 3,2%).

Le attività che contribuiscono per almeno l’1% del totale fatturato online dall’economia sono per lo più quelle legate al settore dei servizi di alloggio con il 29,7% delle imprese totali attive online e con un contributo del 2% al valore totale degli scambi nell’e-commerce, quello del commercio con il 24% delle imprese e costituisce del 24,8% del totale, ed infine della produzione dei mezzi di trasporto, che sebbene riguardi soltanto l’1,7% delle attività online, contribuisce per ben il 19,2% agli scambi online nazionali.

L’utilizzo di intermediari nel mondo delle imprese italiane non è qualcosa di raro, infatti più della metà (53,8%) ha venduto i propri beni o servizi attraverso siti di e-commerce, emarketplace, od app utilizzate da molteplici imprese, di contro ben l’81,2% delle imprese lo ha fatto tramite il proprio sito web o la propria applicazione; O comunque attraverso una delle due piattaforme del gruppo di appartenenza.

Fanno maggiormente ricorso ad intermediari piuttosto che soluzioni interne le imprese nel settore della ristorazione con l’83,8% di attività che utilizza piattaforme di terzi contro il 43,5% di siti od app proprietarie, seguite dal settore delle costruzioni con un rapporto di 70,33% contro il 33,9% in favore di soluzioni esterne ed infine quello degli alloggi con l’83,63% contro l’87,92%.

Se si considerano soltanto i settori che registrano valori di vendite nell’e-commerce pari ad almeno l’1% del fatturato e quelli per cui tali vendite sono avvenute tramite siti web od app di intermediari sono pari al 50% del valore scambiato, emergono il settore ricettivo, con il 67,2% delle imprese, quello della fornitura di energia con il 44,7% ed in seguito il settore immobiliare con il 38,1%.

Le imprese ed il futuro dell’e-commerce

Nel triennio 2014-2016 le imprese hanno investito in modo considerevole nella sicurezza informatica, nelle applicazioni web od app e nei social media, e continuano ad essere indicati per il biennio 2017-2018 come i cardini dello sviluppo delle attività online. Tuttavia rispetto al precedente triennio vi sono alcune variazioni che possono darci un’idea del come sarà il web nell’immediato futuro.

Come detto la sicurezza informatica era ed è l’area di maggior interesse da parte delle imprese, tuttavia se nel precedente triennio è stata un’area di investimento per il 44,9% delle impresse, nel biennio 2017-2018 viene considerata come importante per la competitività soltanto dal 32,31% delle imprese, una variazione al ribasso anomala vista la frequenza con cui nuove vulnerabilità nel mondo software vengono alla luce ed aprono possibili brecce nei sistemi che solo fino a poco tempo prima apparivano come sicuri, e soprattutto, l’area della sicurezza informatica è l’unica che viene considerata meno importante per la competitività rispetto ai passati investimenti, tutte le altre aree sono considerate maggiormente di impatto per il futuro rispetto a quanto investito nel triennio 2014-2016.

Una voce che si mantiene più o meno stabile è quella delle applicazioni web od app, con investimenti da parte del 27,85% delle imprese nel triennio precedente e che viene vista come importante per la competitività dal 29,2% delle attività.

I social media passano dal 18,4% al 24,1% con un incremento di quasi sei punti percentuali, sancendo l’importanza dei canali social per il presente ed il futuro di molte attività.

L’area delle vendite online è al quarto posto tra le aree indicate importanti per la competitività nel 2017-2018 con il 23,9% delle imprese che dichiara di considerarla importante, un notevole incremento- poco più del 100%- rispetto agli investimenti fatti nel triennio 2014-2016, segno di una probabile espansione dell’e-commerce nell’immediato futuro.

In conclusione

Per concludere questo resoconto sul mondo dell’e-commerce in Italia e dei suoi attori principali, possiamo dire che il settore delle vendite online è in una fase di crescita contenuta, con molteplici settori di interesse e di canali con cui raggiungere nuovi e vecchi clienti per le imprese, mentre ai consumatori si presenta un panorama più ricco rispetto al passato in cui in un modo o nell’altro l’e-commerce acquisterà sempre più importanza, all’interno dei confini nazionali soprattutto per le imprese italiane.

Fonte

Comunicato stampa ISTAT: CITTADINI, IMPRESE E ICT